UN CONFLITTO CON LA UE ORA SAREBBE UN ERRORE

Domenica 29 settembre 2019 Il Sole 24 Ore, p. 4

di Pierluigi Mantini

La sentenza del 26 settembre della Corte di giustizia dell’Unione europea su subappalto era attesa, annunciata: dopo la decisione sul caso Vitali, non sarà più legittima la soglia limite del 40 per cento per il subappalto, che diventa libero, come nel resto di Europa.
L’Italia era già sotto procedura di infrazione da parte della Commission europea ma con il decreto “sblocca-cantieri”, faticoso compromesso tra Lega e M5S nel precedente governo, si è introdotto solo un “ritocchino”, dal 30 al 40 per cento.
Inutile, ancora illegittimo, secondo la Corte europea che, su richiesta dei giudici italiani, ha sentenziato che il subappalto costituisce una forma di libertà organizzativa dell’impresa che, secondo le direttive europee, non può essere limitata in via generale da una legge dello stato membro.
Secondo il giudice del rinvio, ossia il Tar Lombardia con ordinanza del 13 dicembre 2017, il limite generale del 30 per cento per il subappalto, con riferimento all’importo complessivo del contratto, «può rendere più difficoltoso l’accesso delle imprese, in particolar modo di quelle piccole e medie dimensioni, agli appalti pubblici. Tale limite è fissato in maniera astratta in una determinata percentuale del contratto, a prescindere dalla possibilità di verificare le capacità di eventuali appaltatori e senza menzione alcuna del carattere essenziale degli incarichi».
La Corte europea, pur prendendo atto che il governo italiano ha giustificato il limite generale con il fine di rendere “meno appetibile” il subappalto alle organizzazioni criminali e mafiose, e ammettendo alcune possibili restrizioni alle regole fondamentali (EU: C: 2015: 721) per ragioni di sicurezza e ordine pubblico, ha ritenuto che una restrizione quale quella prevista dal codice italiano “eccede quanto necessario al raggiungimento di tale obiettivo”.
I controlli dovrebbero essere caso per caso, in modo efficace, utilizzando meglio i molti strumenti di contrasto della criminalità presenti nell’ordinamento italiano, e non attraverso limiti quantitativi generali che incidono sulla libertà di organizzazione di impresa e sull’efficienza del risultato finale ossia sull’opera pubblica.
Dopo questa sentenza nulla sarà come prima negli appalti in Italia perché la sfida è profonda.
La cultura politica prevalente ha sin qui privilegiato le regole della prevenzione e del contrasto della criminalità anche a scapito dell’efficienza dei mercati e dell’impresa.
I risultati sono qui conseguiti sono dubbi.
L’Italia non può permettersi uno scontro frontale con l’Europa che sarebbe peraltro inutile poiché ora i giudici, e le stesse stazioni appaltanti, dovranno applicare la decisione della Corte europea.
Sembra inevitabile un intervento legislativo che faccia chiarezza recependo il principio della sentenza e rimuovendo il limite quantitativo al subappalto.
Ma, ed è questa la vera sfida, occorre anche affinare gli strumenti più efficaci per impedire le infiltrazioni mafiose e criminali negli appalti, come la stessa corte europea invita a fare.
In primo luogo, prendendo atto che la corte europea censura il limite generale stabilito per legge ma non la possibilità che un limite al subappalto possa essere previsto in singoli bandi dalle stazioni appaltanti, previa un’adeguata motivazione.
In secondo luogo, è forse il tempo di prevedere il rafforzamento dei controlli sui subappaltatori che si iscrivono nelle white list, rese obbligatorie nel 2016 dal governo Renzi, per le lavorazioni a più alto rischio di infiltrazioni mafiose.
Poi si potrebbe forse emendare l’art.105 del codice per rendere ben chiaro che la stazione appaltante non è chiamata solo ad autorizzare il subappalto ma anche i requisiti di legalità (e di rating di merito) del subappaltatore.
Potrebbe anche essere ripristinato il vincolo di responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore, abolito dal recente decreto “sblocca cantieri”.
Insomma, ad una nuova libertà di organizzazione di impresa, che le imprese italiane devono godere al pari delle altre europee, deve corrispondere un’accresciuta attenzione ed il perfezionamento dei mezzi per il contrasto mirato della criminalità.
Antimafia ed efficienza di impresa possono convivere, devono crescere insieme, è questa l’indicazione che ci viene dall’Europa.
Una sfida culturale e politica di prima grandezza per il nuovo governo italiano in un settore vitale per la crescita del Paese.

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